La costruzione dell’immaginario: il culto dei dischi volanti
Scritto da Francesco Polimeni • Martedì, 5 gennaio 2010 • Categoria: Ufologia
Non deve essere stata una ragione da poco, anzi non può essere stata neppure una ragione, quella per cui certe razze umane hanno adorato la quercia, ma semplicemente il fatto che quelle razze e la quercia erano unite in una comunità di vita, e perciò si trovavano vicine non per scelta, ma per essere cresciute insieme, come il cane e la pulce. ( Se le pulci sviluppassero un rito, riguarderebbe il cane).
Ludwig Wittgestein
Secondo Ludwig Wittgestein, uno dei filosofi che più ha influenzato gli studi della moderna antropologia culturale, l’errore delle scienze sociali è stato quello di parlare delle pratiche sociali in termini di cause e funzioni, cioè di formalizzare il senso dell’azione all’interno di teorie in grado di spiegare la ragione di una prassi. Al contrario, spesso la prassi si determina sulla base di opportunità contingenti.
Come la pulce vive in una realtà prossima a quella del cane, anche l’uomo contemporaneo si trova in stretta relazione con l’immagine di una realtà “aliena”, basata sulla contrapposizione umano vs non umano. Questo spazio, che Appadurai definisce “mediascape” ii, prende forma nell’immaginario collettivo, dove vanno a formarsi storie basate su frammenti di forme di vita immaginate, e rappresentate attraverso mondi inventati.



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